Sri Lanka: minoranza Tamil discriminata

Secondo un report realizzato dal Minority Rights Group, le minoranze tamil e musulmane in Sri Lanka sono oggetto di discriminazioni e violenze da parte del governo singalese che le vuole marginalizzare

di Marco Luigi Cimminella

Al termine di una guerra che ha dilaniato lo Sri Lanka per 25 lunghi anni, i lasciti della sua virulenza ancora si abbattono con insistenza su una parte della popolazione dell’isola. Le vittime sono le minoranze musulmane e tamil, che costituiscono la maggioranza nella parte settentrionale ed orientale della regione.

Nel report “No war, no peace: the denial of minority rights and justice in Sri Lanka“, pubblicato dall’organizzazione “Minority Rights Group“, sita a Londra, si legge che tali comunità sono oggetto di una marginalizzazione politica ed economica da parte del governo centrale. In particolare, a destare i timori di una singalizzazione del paese, sono i tentativi del presidente Mahinda Rajapaksa di imporre il culto buddista sull’intero territorio e l’implementazione di diversi progetti di sviluppo economico che, non solo minacciano gli interessi, ma soffocano anche i diritti delle minoranze religiose e culturali srilankesi. Secondo gli analisti, che hanno intervistato i rappresentanti dei partiti politici, dei gruppi religiosi e della società civile, molteplici sarebbero le misure in cui si esplica la volontà della coalizione governativa di egemonizzare culturalmente la società civile e soffocare le istanze delle minoranze.

In primo luogo, vi è la questione della redistribuzione della terra. In seguito alla guerra contro le Tigri, le minoranze tamil, in prevalenza nella regione settentrionale, furono internate dalle truppe dell’esercito regolare in campi provvisori, come quello di Menik Farm. Al termine del conflitto, dopo la proclamazione della vittoria, la dirigenza di Colombo concesse agli sfollati il permesso di far ritorno alle proprie abitazioni. Le loro aspettative furono però brutalmente ridimensionate quando scoprirono che le loro proprietà erano state espropriate. Diverse le modalità adottate dall’amministrazione centrale. Alcune zone venivano proclamate ad altro rischio mentre altre venivano utilizzate per costituire basi militari. Spesso, il governo incoraggiava ed assisteva i cittadini singalesi a trasferirsi nelle aree del paese in cui si concentrava la maggioranza tamil e musulmana, assegnando le loro terre nel tentativo di mutarne i pattern demografici ed etnici. Ma la politica nazionalistica invasiva singalese si estrinseca anche nella proliferazione di templi buddisti, sponsorizzati dalle élite al potere, nelle aree tradizionalmente abitate dalle minoranze e attraverso politiche di “supremazia linguistica”, consistenti nelle discriminazioni attuate contro le persone di etnia tamil. Difatti, la gran parte degli ufficiali e dei funzionari parlano solo il singalese. La classe politica non ha destinato sufficienti finanziamenti alla promozione dello studio della lingua tamil da parte degli organi e della autorità amministrative locali. Il disinteresse nell’allocare risorse a favore delle necessità socio-economiche dei gruppi minoritari costituisce un’esaustiva manifestazione dell’ostile inclinazione governativa nei loro confronti. Anche i progetti di sviluppo economico devono essere interpretati attraverso questa chiave di lettura. Ponti, strade, porti, hotel per i turisti vengono costruiti sulle terre confiscate ai tamil, attraverso l’impiego della manodopera singalese trasferita appositamente da altre zone del paese.

Costretti a vivere in aree militarizzate e sottoposti alle violenze e agli abusi dell’esercito e del governo, i membri delle comunità minoritarie sono privati gradualmente delle essenziali libertà di espressione ed associazione, nonché di rappresentanza politica. La dirigenza di Colombo ha smentito tali accuse, considerando il report come il prodotto di attivisti e ricercatori di parte, alimentati finanziaramente e politicamente dai membri della diaspora tamil nel mondo.

Nonostante il governo singalese abbia annunciato la sua vittoria sulle Tigri, i rancori del passato, alimentati dai timori di rivolte e ribellioni, sono lungi dall’essere dimenticati. Nel tentativo di irrobustire la propria leadership contro nemici mai del tutto sconfitti, le élite al potere stanno progressivamente eliminando culture, religioni e vite innocenti.

24/01/2011

fonte PeaceReporter

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