Kirghizistan, Atambayev è il favorito

Le promesse del nuovo esecutivo e le inevitabili conseguenze geopolitiche nello scacchiere centroasiatico

di Marco Luigi Cimminella

In Kirghizistan, la nuova coalizione parlamentare deciderà presto il futuro capo del governo. Il favorito è Almazbek Atambayev, ex membro del governo provvisorio succeduto al crollo della dirigenza Bakiev la primavera scorsa. Il Cremlino attende con ansia la nomina del nuovo premier: in gioco, ci sono gli interessi geopolitici russi nello scacchiere centroasiatico.

Mosca ha sempre rivendicato una decisa influenza in Asia centrale. Fin dall’implosione dell’Urss infatti, la dirigenza del Cremlino è stata instancabilmente impegnata a guidare lo sviluppo politico ed economico delle ex-repubbliche sovietiche, abbattendo la sua scure su eventuali quanto inevitabili ingerenze straniere. Molti analisti hanno individuato la zampa dell’orso dietro le rivolte a Bishkek di questa primavera, determinanti nell’esautorazione del governo Bakiev, colpevole di aver rinnovato il permesso di permanenza delle truppe statunitensi nella base di Manas. L’immediato riconoscimento e sostegno della Russia al governo provvisorio della Otunbayeva era stato condizionato dalla promessa di chiudere la base aerea statunitense. Richiesta che sembrava vicina al suo adempimento, quando Omurbek Tekebayev, facente parte della coalizione al potere, aveva ribadito: “E’ molto probabile che la durata della presenza Usa verrà abbreviata”. Ciononostante, il governo ad interim non ha soddisfatto le pregiudiziali moscovite.

Le ultime elezioni, che seguono il referendum costituzionale del giugno scorso, hanno permesso la creazione di una nuova coalizione parlamentare, dominata dal partito dei Socialdemocratici, dal partito nazionalista di Atu Zhut e da quello del Respublika. Akhmatbek Keldibekov, dell’Atu Zhut, è stato nominato presidente della Camera, mentre Almazbek Atambayev, dei Socialdemocratici, diverrà molto probabilmente primo ministro. La notizia sembra aver soddisfatto le aspettative russe. Atambayev, divenuto membro del governo provvisorio che aveva sostituito la reggenza Bakiev, immediatamente era volato a Mosca, dove era stato accolto con grande compiacimento dalle èlite politiche del Cremlino. Successivamente, durante un incontro fra Putin e Atambayev nel settembre scorso, il primo ministro russo aveva promesso di destinare 10 milioni di dollari al Kirghizistan, travagliato da lotte interetniche e colpito dalla dura recessione economica internazionale.

L’avvento al potere di Almazbek Atambayev è foriero di importanti ripercussioni nello scacchiere centroasiatico. La posizione geostrategica del Kirghizistan, infatti, rende questa regione fortemente appetibile alle grandi potenze del XXI secolo, impegnate in una continua competizione in vista dell’accaparramento delle risorse energetiche del territorio. Non solo. L’area riveste un’importanza fondamentale anche per ciò che concerne le questioni di sicurezza. Bishkek, infatti, rappresenta un ottima via d’accesso, logistica e militare, in grado di garantire la continua iniezione di truppe occidentali in Afghanistan. Ma l’ingente dispiegamento delle forze statunitense, voluto da Petraeus, ha immediatamente messo da parte il rassegnato beneplacito sino-russo, destando l’inevitabile timore di un realistico consolidamento di Washington sul territorio. Da qui le contromisure. Il potenziamento del CSTO e il concepimento delle Rapid-Reaction Forces hanno irrobustito l’influenza di Mosca sulla regione. In più, sempre più insistenti sono divenute le richieste dei vertici del Cremlino sui diversi governi kirghisi di chiudere Manas e di permettere l’apertura di una seconda base russa dul territorio.

Ma il futuro politico della regione rimane incerto. Putin e Medvedev, al pari dei loro predecessori zaristi e sovietici, considerano sempre più l’Asia centrale e la regione caucasica come un prolungamento naturale dei propri confini nazionali. Le ricchezze del sottosuolo e le esigenze di sicurezza rendono il controllo di quest’area un obiettivo imprescindibile della loro politica estera. Il nuovo governo kirghiso sarà in grado di venire incontro alle richieste di Mosca? Parlando di fronte al parlamento, venerdì scorso, Almazbek Atambayev aveva già annunciato che, qualora fosse stato eletto, il suo primo viaggio di lavoro sarebbe stato in Russia. In più, aveva aggiunto che sarebbe stata sua intenzione incorraggiare l’ingresso di Bishkek nell’Unione commerciale, di cui fanno già parte, oltre alla Russia, Bielorussia e Kazakistan. Ma in un paese fortemente instabile e continuamente dilaniato da lotte intestine, la valutazione delle intenzioni di un leader politico sono sempre premature, e per questo, sterili. Bisognerà aspettare le azioni politiche concrete implementate dal nuovo governo per capire se, questa volta, Mosca avrà riscoperto un alleato nel territorio. Un alleato fidato.

21/12/2010

fonte PeaceReporter

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